Vinitaly 2021, à bientôt.

È ufficiale. Vinitaly 2021 non ci sarà: una delle manifestazioni sul vino e sui distillati più importanti al mondo anche quest’anno, dopo varie indecisioni e una data precauzionalmente già fissata a giugno, è stata cancellata.

Troppe le incognite, troppa l’ incertezza causata dal quadro epidemiologico non troppo rassicurante delle ultime settimane e molte le rinunce da parte degli espositori, in primis gli internazionali: per il presidente di Verona Fiere Maurizio Danese e il direttore generale Giovanni Mantovani non ci sono i presupposti perché la manifestazione si svolga in sicurezza.

«Le permanenti incertezze sullo scenario nazionale ed estero e il protrarsi dei divieti ci hanno indotto a riprogrammare definitivamente la 54ª edizione della rassegna nel 2022 – si legge dal comunicato stampa di Verona Fiere – Si tratta di una scelta di responsabilità, ancorché dolorosa; un ulteriore arresto forzato che priva il vino italiano della sua manifestazione di riferimento per la promozione nazionale e internazionale (…)»

See you in 2022

La nuova data scelta, dal 10 al 13 aprile, sembra nuovamente lontanissima per chi come me attende trepidante l’arrivo della primavera per incontrare produttori, amici, e assaggiare finalmente quel vino di cui si è sentito sempre parlare con grande entusiasmo. Ma se l’amarezza degli appassionati e di chi la fiera la vive come momento formativo è tanta, provate a immaginare come si possano sentire le cantine e i consorzi che da un anno hanno investito preziose risorse in uno spazio all’ interno del proprio padiglione.

Mi trovavo casualmente in zona un paio di settimane fa per lavoro e il clima non propriamente ricco del solito fermento non lasciava ben sperare. È risaputo che le fiere di settore non siano propriamente economiche, non solo in termini di affitto dello spazio ma soprattutto in termini di promozione. Un’ azienda che da un anno sperava di destinare almeno una parte dell’invenduto del 2020 alle degustazioni in fiera dovrà pensare a nuovi modi di far conoscere il proprio prodotto sul mercato. Molte realtà vitivinicole italiane sono generalmente piccole, a conduzione familiare, e senza nemmeno un sito internet, figuriamoci un sito e-commerce.

Secondo un’indagine svolta da una società di consulenza strategica nel 2020, solamente una cantina su quattro ha un proprio negozio online dove vendere i propri vini. Le altre si “accontentano” di un sito di rappresentanza oppure semplicemente d’indicare nei propri social media i rivenditori autorizzati a commercializzare i loro prodotti. Questa rinuncia al contatto umano porterà a una nuova spinta propulsiva tecnologica? Sicuramente la pandemia ci ha insegnato la lezione più importante: i piani B a volte possono fare la differenza.

Aggrappiamoci quindi a questa magra consolazione quando stiamo rinunciando da tempo a quanto di più prezioso il vino ci può regalare: socialità, convivialità, aggregazione. Volti semplicemente felici.

À bientôt.

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