Verdicchio, lacrime e visciole

Essere un sommelier comporta una discreta assunzione di calorie, per cui ho il dovere morale di fare sport regolarmente. Scopro così che una amica e compagna di Crossfit possiede una bellissima casa a Ostra Vetere, in provincia di Ancona. Perfetto! Approfittiamo del ponte dell’Immacolata per metterci in viaggio. Direzione colline marchigiane.

Il team è composto da me, Laura, la proprietaria della casa, e da Clio, anche lei seguace del Crossfit e naturalmente amante del buon vino. Ho assaggiato molte volte i vini marchigiani e devo dire che ho sempre trovato questa regione molto prolifica dal punto di vista enologico per la sua varietà di vitigni a bacca bianca e nera; a parte però le cantine più blasonate conoscevo pochissimi produttori e pertanto sono felice di poter scoprire nuove realtà enologiche. Dopo aver dedicato la prima serata a raccogliere informazioni sulle cantine più interessanti da visitare, ci rechiamo un uggioso sabato mattina a Poggio San Marcello.

AZIENDA SARTARELLI

Sartarelli è un nome piuttosto importante nella zona e ce ne rendiamo presto conto una volta arrivate a destinazione: una struttura grande e moderna circondata da bellissime colline ci accoglie in tutto il suo splendore. Il signor Patrizio, titolare insieme alla moglie e i figli, è il nostro Cicerone in questa avventura; ci troviamo nella zona di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico e la sua azienda vinifica solo verdicchio in purezza affinato in acciaio. Il prestigio del Verdicchio è ben conosciuto ai più esperti essendo un vino vincitore di numerosi premi internazionali; ma anche ai meno ferrati in materia non sarà sfuggito sugli scaffali di enoteche e supermercati il Titulus Fazi Battaglia, prodotto di punta del colosso marchigiano con la sua bottiglia dalla forma ad anfora e l’inconfondibile pergamena.

Roberta con Patrizio Sartarelli

L’ingresso è molto elegante e curato, teche e quadri illustrano la zona di produzione in cui ci troviamo e raccontano la storia di questo vitigno straordinario di cui esistono ben 32 cloni e che sembrerebbe essere geneticamente imparentato al trebbiano di Soave. Un ascensore ci porta infine in una sala all’ultimo piano sovrastata da una bellissima terrazza che gode di una vista mozzafiato sulle colline. Dopo aver maledetto il cielo coperto, piovoso e nevischiante, entriamo nel vivo della degustazione. I vini assaggiati sono ben 6, di cui riporto una piccola descrizione:

– Spumante Brut Metodo Charmat; uve Verdicchio in purezza; i vini base fermi vengono spumantizzati in provincia di Padova. Bollicina gradevole e profumata, buona acidità e un sentore agrumato dominante; un ottimo vino da aperitivo.

– Verdicchio Castelli di Jesi Classico; vino di medio corpo e buona complessità al naso. La mandorla e l’agrume intenso confermano la tipicità di questi sentori nel vitigno.

– Verdicchio Castelli di Jesi Tralivio; prodotto con le uve migliori da vigneti selezionati e con un affinamento di 10 mesi in bottiglia. Al naso mandorla tostata e miele, rotondo e complesso in bocca. Un vino strutturato ma versatile, a tutto pasto.

– Verdicchio Castelli di Jesi Balciana 2014; la vendemmia tardiva conferisce a questo vino dei sentori complessi con note di zafferano intense. Semplicemente meraviglioso.

– Verdicchio Castelli di Jesi Balciana 2015; la spezia qui lascia spazio a sentori di miele molto intensi, complesso e avvolgente, rotondità conferite da un’annata piuttosto calda.

– Passito; 15,5% e una dolcezza intensa ma non stucchevole, controbilanciata da una buona acidità. L’appassimento sui graticci conferisce i tipici sentori di frutta gialla stramatura. Interessante.

AZIENDA LUCA CIMARELLI

Seconda tappa del nostro tour: l’azienda Luca Cimarelli di Staffolo. Il titolare, il signor Luca, ci viene incontro sorridente ed inizia la perlustrazione della cantina. Devo dire che non mi è mai capitato di assaggiare del vino “a divenire”, ossia ancora in affinamento e non in commercio; da Cimarelli ho pututo fare anche quest’esperienza. La sensazione è quella di assaggiare un prodotto crudo, chiaramente non filtrato, con note casearie evidenti ma che include già tutte le caratteristiche del vino che sarà imbottigliato.

Tenuta Cimarelli

L’azienda è piuttosto piccola per cui ci dirigiamo ben presto verso la parte più interessante, quantomeno per le mie compagne di viaggio: la degustazione. Rispetto all’azienda precedente, la produzione di Cimarelli comprende anche un vino rosso ed un vino rosato oltre all’immancabile Verdicchio dei Castelli di Jesi. Il signor Luca con molta semplicità e cordialità ci spiega che l’affinamento avviene sempre in acciaio tranne che per i vini rossi che avviene in legno. Di seguito i vini degustati:

– Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico; nota amaricante intensa, equilibrato, abbastanza morbido e sapido. Vino di buon corpo, può dare molto nel tempo.

– Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico “Fra Moriale”; vino complesso e elegante, ottenuto dalla spremitura soffice di uve mature provenienti da vigneti particolarmente vocati. Sapido e consistente, intenso e deciso sia al naso che in bocca. Notevole.

– Rosso Piceno; da uve Montepulciano e Sangiovese, subisce un affinamento per un breve periodo in botti di rovere e poi barriques. Piacevole, delicato, di medio corpo. Sincero e genuino, un buon rosso tra trovare in tavola tutti i giorni.

FATTORIA CORONCINO

Quest’azienda è piuttosto piccola ma nel nostro tour è stata una tappa fondamentale. Il signor Lucio, proprietario dell’azienda insieme alla sua famiglia, ci è stato descritto come un personaggio simpatico e un po’ fuori dalle righe; ovviamente non potevamo non andare a conoscerlo. Arriviamo all’entrata della cantina e il Signor Lucio arriva con passo deciso. Dopo averci squadrato con aria interrogativa e un po’ diffidente, inizia a raccontarci la storia della sua azienda. Devo dire che se la prima impressione è stata quella di essere forse capitate nel momento sbagliato, quando inizia la degustazione ci rendiamo presto conto di aver a che fare con un outsider non solo per la sua particolare espressività ma anche per il suo singolare modo di parlare di vino. Zero marketing e convenevoli;

“Il mio vino è questo, quello che dicono e fanno gli altri non mi interessa, a me piace così”. Non per niente il suo motto recita: ‘NDO ARIVO METTO N’SEGNO” e “Siamo viticoltori artigiani solitari indipendenti”. Il Signor Lucio ci spiega che la sua azienda ha intrapreso la strada del biologico di cui ben presto si avvarrà della certificazione. La sua è una vera e propria scelta di vita; abolisce in vigna qualsiasi trattamento e non utilizza concimi; i suoi vini sono naturali e genuini, nessun artifizio, solo tanto amore per la terra e il vino che ne deriverà sarà semplicemente il risultato di quello che la terra ha assorbito. Inizia la degustazione di ben 7 vini:

– Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore “Il Coroncino”, verdicchio base piacevole e di buona acidità, profumi poco intensi ma in bocca ben equilibrato.

– Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore “ Gaiospino”, il terreno costituito da marna calcarea ed una breve fermentazione in tonneau dona a questo vino sentori più complessi e strutturati. Il vino che ha ottenuto più riconoscimenti.

– Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore “ Stracacio”; da innesti del primo novecento, le bucce sono lasciate a macerare con il mosto per diversi giorni. Il risultato è un Verdicchio dal colore intenso e dai sentori di frutta più evoluti. Anche se non affina in legno l’ho trovato equilibrato, rotondo e sapido. Sorprendente. Il signor Lucio ci ha spiegato che i suoi vini rimangono ottimi anche se lasciati aperti diversi giorni in quanto la maturazione sulle fecce (e non l’apporto di anidride solforosa) dona grande stabilità.

– Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva “Stragaio”; vino nato nel 2006 dall’unione tra Gaiospino e Stracacio. 30 mesi di affinamento in legno nuovo di rovere francese, nessun travaso, solo battonage. Al naso fine ed equilibrato, morbido e rotondo.

– Marche Rosso Vergaro IGT; da uve Sangiovese, poco affinamento in legno per un rosso piacevole ed equilibrato. – Marche Rosso “Ganzerello” IGT; da uve Sangiovese, è un rosso di corpo e ben strutturato. I sentori animali e rustici mi hanno ricordato i Chianti Classici toscani. Il tannino spinge un po’ troppo sicuramente per la giovane età, da lasciare in cantina qualche anno. Mi piace molto.

– Verdicchio dei Castelli di Jesi passito “Bambulè”; da vendemmia tardiva (appassimento naturale in pianta), un passito ricco e dolcissimo ma non stucchevole, avvolgente. In bocca e al naso sentori di albicocca ed arancia amara.

Acquistiamo delle bottiglie (io ho acquistato la prima bottiglia di Ganzerello della produzione corrente ed esco soddisfatta) e ci ritroviamo di fronte un altro paesaggio: la neve scende fitta ed ha già ricoperto strade e terreni. Ormai è già buio ma la prossima missione di attende: non possiamo lasciare le Marche senza aver assaggiato la Lacrima di Morro d’Alba. Chiunque senta parlare di Lacrima di Morro d’Alba pensa immediatamente al Piemonte, è l’errore più comune che anche i produttori locali si sentono ormai ripetere da anni.

AZIENDA VICARI

Arriviamo alla cantina scelta da Laura, lei l’aveva già visitata in precedenza ed è certa di poter farmi assaggiare dei prodotti eccellenti. Arriviamo stanche e infreddolite ed entriamo subito in cantina. Ad accoglierci Vico, il figlio del proprietario dell’azienda che con grande competenza ci racconta brevemente la storia della sua azienda, produttrice di Lacrima ma anche di Verdicchio essendo l’ultimo paese a far parte della Doc dei Castelli di Jesi. Vico si rivela (oltre che un bel vedere, concedetemelo), un ragazzo preparato e appassionato, non solo di vini marchigiani, ma di tutta l’enologia in generale. Grande amante dei vini francesi infatti, invidia ai nostri cugini d’oltralpe professionalità e grande attaccamento alla propria terra; valori che ogni viticoltore dovrebbe mettere al primo posto. Dopo essersi complimentato per la nostra visita alla Fattoria Coroncino, i cui vini ama in modo particolare, ci guida alla degustazione. Tutti i vini descritti sono ottenuti da Lacrima di Morro d’Alba, tranne il “vino e visciole”:

– Sfumature del Pozzo Buono, Metodo Classico Rosè; un vino fresco e piacevole, delicato e adatto come aperitivo. La nota amaricante, tipica della lacrima, viene accentuata dalla fermentazione in bottiglia.

– Dasempre del Pozzo Buono; al naso fruttato e dolce ( mi ricorda molto alcuni vini dolci frizzanti rossi), rosa e viola presenti per lo più.

– Essenza del Pozzo Buono; ottenuto con la tecnica della macerazione carbonica (la stessa con cui si producono i vini novelli come il Beaujolais); le note di rosa appassita predominano al naso, grande equilibrio e freschezza.

– Amaranto del Pozzo Buono; come l’Amarone della Valpolicella è ottenuto con la tecnica dell’appassimento in cassetta e poi vinificato in secco, non è affinato in legno. Il risultato è un vino di corpo e complesso ma che mantiene la tipicità fruttata della Lacrima, anche se in versione più matura. In bocca è abbastanza rotondo ma spinge un po’ sul tannino; d’altronde è un 2016 e ha di fronte a sé ancora molte primavere. Interessante, comunque da dimenticare in cantina per un po’.

– Lacrima di Morro d’Alba passito; al naso un sentore intenso di pesca gialla matura, complesso e avvolgente, seducente e raffinato ma non stucchevole. Superlativo.

– Vino di Visciole del Pozzo Buono; è la specialità della zona ed è ottenuto da uve Montepulciano e Sangiovese aromatizzato con visciole ( ciliegia piccola e molto acidula) lasciate prima macerare nello zucchero. Vino da dessert o meditazione.

Lasciamo anche l’ultima azienda e tentiamo di incastrare come meglio possiamo tutti i nostri acquisti nel bagagliaio. Regione interessante le Marche: le persone sono semplici, di cuore e alla mano. Non ho mai avvertito antagonismo, rivalità o comunque tentativi da parte dei viticoltori di elogiare il proprio prodotto a discapito di un altro; ognuno ha fatto le proprie scelte aziendali con consapevolezza, coerenza ma soprattutto grande amore e rispetto per le proprie tradizioni.

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