Sono brut ma piaccio

Vino pazzo che suole spingere anche l’uomo molto saggio a intonare una canzone,
e a ridere di gusto, e lo manda su a danzare,
e lascia sfuggire qualche parola che era meglio tacere.

-Omero-

Musica e Vino sono i due grandi protagonisti della mia nuova avventura enologica: destinazione Treviso e la strada del Prosecco.
A Treviso ogni anno si tiene l’Home Festival: definito “l’evento musicale più internazionale d’Italia”, è un festival che ogni anno ospita grandi nomi della musica in un ambiente informale e ricco di attrazioni; giochi, stand, negozi, street food e soprattutto tanta, tantissima gente che salta a canta all’unisono davanti ai diversi palchi che ospitano gli artisti. Andrei avanti a parlare di musica per ore, ma siccome non scrivo per RollingStone ma per IusVinum, mi limiterò a dirvi che ho amato gli Incubus (che in realtà è il vero scopo di questo viaggio) e adorato i miei due spritz ed il Jack&Ginger.
Molte persone cercano nella vita il lato positivo, io invece quello enologico e, guarda caso, mi ricordo che la provincia di Treviso è la terra che da i natali allo spumante italiano più esportato al mondo: il Prosecco. Ebbene si, glera e fermentazione in acciaio a quanto pare bastano per catapultare il nostro metodo Charmat veneto ai primi posti delle classifiche di vendita internazionali e voglio assolutamente scoprirne il motivo.
Non ho programmato né prenotato nulla, per cui decido di affidarmi ai consigli della proprietaria del grazioso agriturismo dove ho pernottato a Tarzo, paese collinare a circa 15 minuti di strada da Conegliano. La signora mi suggerisce di andare a visitare un’azienda piuttosto importante in zona, Vigne Matte. Mi precipito temendo di arrivare troppo tardi essendo già pomeriggio inoltrato e raggiungo Rolle, delizioso borghetto frazione di Cison di Valmarino; sto percorrendo la strada del Prosecco e il paesaggio che mi si pone di fronte è a dir poco meraviglioso.

VIGNE MATTE
Arrivo a Vigne Matte: una casa rossa troneggia sulla collina e la sala degustazione e vendita vini è posizionata di fronte una vetrata che dà sulle colline, davvero molto bella. Le dimensioni e la struttura architettonica suggeriscono che mi trovo in un’azienda strutturata e moderna. Il proprietario, Giovanni Rui, è un imprenditore che ha acquistato anni prima un antico casale e i terreni circostanti per circa 30 ettari. In pochi anni ha iniziato la produzione di vino, imponendosi ben presto sul mercato come una delle aziende più importanti della zona. I volumi sono importanti, 250.000 bottiglie l’anno, e la produzione diversificata; oltre naturalmente la glera coltivata per produrre il prodotto di punta, il Conegliano Prosecco, si coltivano a bacca bianca Chardonnay, e gli autoctoni bianchetta, perera, verdiso e boschera. Ben 7 ettari di vigneti, cosa non comune in zona, sono invece adibiti alla coltivazione di uve rosse a taglio bordolese come il Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot ed infine il Pinot Nero.
Entrata in sala, vengo accolta da Marco, che nell’azienda ha il ruolo di commerciale per l’Italia. Ci sono solo altre 2 persone oltre me quindi so già che la visita prenderà una piega interessante. Marco mi “sfida” immediatamente facendomi assaggiare i vini e cercando di non influenzare la degustazione. Di tutta la produzione (che è decisamente ampia) segnalo questi 3:

– Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Spumante Extra Dry Millesimatte: prodotto con glera di Rolle al 100% mi stupisce per i suoi profumi fruttati eleganti e per il gusto equilibrato e armonico. Ottimo.

– Riserva 007 Spumante Rosè: Charmat lungo da uve Pinot nero in purezza. Al naso glicine e fragolina di bosco, delicato e piacevole. In bocca ha una buona acidità ma nel contempo è elegante e avvolgente. Molto interessante.

– RUGAI DOC Colli di Conegliano rosso: blend di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot; il lungo affinamento in botti di rovere francese gli dona corpo, rotondità ed eleganza. Delizioso.

Alla degustazione ha fatto seguito una visita personalizzata della cantina; posso solo ringraziare Marco per il tempo che mi ha dedicato illustrandomi con competenza e simpatia tutte le fasi produttive dei loro vini; l’uso della tecnologia fa da padrona in questa azienda all’avanguardia; la cantina è costruita all’interno della collina, per cui la giusta temperatura di conservazione dei vini è raggiunta in modo naturale. Davvero molto bella.
La manifestazione weekend in cantina è l’occasione giusta per visitare 2 delle aziende aderenti: la mia scelta, quindi, dopo una realtà grande e strutturata, cadrà su due piccoli produttori: Siro Merotto e PDC Cartizze.

SIRO MEROTTO
Io e la mia compagna di avventure Viviana, che in questa occasione mi ha accompagnata, arriviamo nel piccolo paese di Farra di Soligo; per arrivarci, percorriamo tutta la strada del Prosecco con un piccolo stop nell’affascinante borgo di Conegliano. La via sede della cantina è piccola e poco visibile dalla strada, parcheggiamo in un prato adiacente una cascina e ci guardiamo attorno; improvvisamente arriva un cagnolino che comincia ad abbaiare e ci fa capire di seguirlo. Lo facciamo divertire ed entriamo nella cantina dove ci accoglie un super sorridente Nicola Merotto, enologo e figlio del proprietario dell’azienda. Siamo le prime visitatrici e l’accoglienza è a dir poco esplosiva, indossa una maglietta che recita “SONO BRUT MA PIACCIO” e la simpatia suscitata è immediata. Ci fa salire sul suo furgone e ci porta in cima alla collina dove sorgono i vigneti di proprietà (circa 7 ettari). La spiegazione è avvincente, completa, esaustiva; dalla composizione del terreno (roccia calcarea di origine marina per la maggior parte e alcuni terreni di composizione argillosa ) alle caratteristiche delle uve, dai problemi che possono sorgere in vigna alla difficoltà della vendemmia manuale. Dalle parole di Nicola traspare competenza e dedizione ma soprattutto tutta la semplicità di chi ama il proprio lavoro al punto tale da occuparsene dalla A alla Z senza risparmiarsi. La loro coltivazione prevede solo uve a bacca bianca: glera, boschera, perera, verdiso; le vigne sorgono in una posizione privilegiata con ottima ventilazione, poca umidità e buona escursione termica.

Lasciamo questo panorama mozzafiato e torniamo in azienda dove altre persone si aggiungono all’allegra brigata; una tavolata è apparecchiata al centro della cantina e ci sediamo tutti insieme per dare il via alla degustazione. Nicola ci illustra tutta la sua produzione, spiegando per ogni vino il processo produttivo ma ci lascia anche parlare dei sui vini a ruota libera, chiedendo a tutti, esperti e non, le proprie impressioni. Il clima è informale, giocoso e divertente; ci viene servito dell’ottimo formaggio e salame locale e la festa ha inizio. Di seguito il terzetto per me degno di nota:

– Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG – Fermo – una rarità in zona, è un vino delicato e leggermente fruttato, semplice e genuino. Una nota erbacea al naso svela la lavorazione delle uve che vengono pressate con il raspo, cedendo un non troppo aggressivo tannino verde. Singolare.

– Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene DOCG “Rive di Col San Martino” – un perlage finissimo e persistente si riversa nel bicchiere; al naso è delicato, in bocca elegante, equilibrato e sapido al punto giusto. Il terreno calcareo gli dona buona acidità e persistenza. Fantastico.

– In un sol bianco – Rifermentato in bottiglia BIO – La mia personale medaglia d’oro. Nicola ci spiega che un tempo il Prosecco veniva rifermentato in bottiglia e non sboccato, in sostanza una sorta di metodo ancestrale. Il risultato è un vino torbido, profumato, che al naso rivela tutti i sentori tipici del metodo classico. La nota agrumata spinge ma non disarmonizza; in bocca è sapido e piacevolmente minerale. Outsider di gran classe.

Lasciamo l’azienda all’alba delle 16:00 (siamo arrivate intorno alle 11:00 del mattino). La sensazione è quella di lasciare degli amici; persone davvero disponibili e di cuore. Grazie.

PDC
Ed ecco l’ultima tappa di questa lunghissima giornata; nonostante la stanchezza cominciasse a farsi sentire, proprio Nicola dell’azienda Merotto di consiglia di non tornare a casa senza questo stop, così mi ritrovo a guidare tra vigneti stupendi per raggiungere l’azienda PDC a Santo Stefano di Valdobbiadene. Siamo nel cuore del Cartizze, il “cru” di Prosecco più prestigioso di tutto il territorio, dove la glera si esprime al massimo delle sue potenzialità per l’ottima esposizione a sud e ventilazione che dona naturalmente all’uva un grado zuccherino più elevato. PDC è una piccola azienda in conversione Bio ed è l’unica in zona a produrre solamente Prosecco di Cartizze. Il proprietario, il giovane Pietro De Conti, ha realizzato in pochi anni una realtà innovativa e ben strutturata, puntando su un prodotto di nicchia di grande qualità.
Veniamo accolte da una carinissima Marta, compagna di Pietro, che ci racconta con precisione e competenza, la storia del territorio e dell’azienda. Una delle cose che mi ha colpito di più è scoprire che il Cru di Cartizze è composto da soli 140 proprietari terrieri che si spartiscono i 107 ettari totali che lo costituiscono; PDC è tra i proprietari più grandi in zona con soli 1,5 Ha! Inoltre i costi degli appezzamenti sono talmente alti (circa 2 milioni di € per Ha) che gli valgono il titolo di terreno più costoso d’Europa.

Arriviamo con gioia ben presto alla degustazione; PDC produce 10.000 bottiglie l’anno che divide in 2 tipologie Cartizze Brut e Dry. Vendemmia rigorosamente fatta a mano e pochissimi trattamenti in vigna; lo spumante viene fatto fermentare a lungo e a bassa pressione; anche la quantità dei solfiti presenti risulta essere molto bassa (25 mg/L).

– Cartizze brut – il residuo zuccherino di 5 g/l lo classificherebbe come Extra Brut, ma il disciplinare non lo consente. Al naso la frutta bianca fa da padrona; il profumo è dolce, delicato e persistente. In bocca è minerale, abbastanza sapido e fresco, elegante e sontuoso. Semplicemente divino.

– Cartizze Dry – la tipologia classica; l’elevato residuo zuccherino non lo rende però stucchevole complice la grande mineralità ( data dai terreni argillosi). Al naso è predominante la frutta a pasta gialla: mela, pesca e miele di acacia. In bocca è avvolgente e delizioso. Sublime.

La mia avventura nelle prosecco hills è terminata; si sa, non sono una grande consumatrice di spumanti ma molti di loro mi hanno veramente stupito. Il Prosecco è un vino semplice, diretto e genuino come le persone che lo producono, penso sia proprio questo uno dei segreti del suo grande successo in Italia e nel mondo.

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