Merano Wine Festival 2018

E’ dura far coincidere grandi aspettative con la realtà: Il più delle volte si rischia di sbattere la faccia contro un muro. Fin dalla prima lezione del corso di sommelier, tutti mi avevano parlato del Merano Wine Festival come di una manifestazione eccezionale, unica, irrinunciabile. Un El Dorado, un Paese dei Balocchi. Beh, posso confermare che trattasi esattamente di Paese dei Balocchi. E senza la seccatura delle orecchie d’asino; l’unica cosa che ti può crescere il giorno dopo è un lieve mal di testa da doposbronza.

Sbrighiamo subito la pratica dei freddi numeri, che sono impressionanti: 354 espositori da tutta Italia, 116 espositori di vini bio e PIWI (vini ottenuti da piante resistenti alle malattie), 17 consori vinicoli, 3 territori (Abruzzo, Campania e Fermo), 317 epositori all’interno della WineHunter area, 100 espositori internazionali, 80 espositori enogastronomici, 10 Birrifici, 14 di acquavite e 23 della nuova sezione della Spirits Experience.
Numeri che fanno girare la testa, ma che spiegano poco la magia di questo Festival che celebra quest’anno la 27esima edizione, quindi proverò a raccontare la mia giornata di sabato 10 novembre.
Intanto, l’ubicazione. Dimenticatevi sessioni di degustazione in sale parrocchiali, festival del vino ospitati in sagre paesane, fiere internazionali allestite in capannoni di tristissime zone industriali. Qui ti senti un superfigo fin da subito, specialmente quando dai un’occhiata alla sede della selezione, il magnifico Kurhaus, palazzo in stile liberty in pieno centro di Merano. Proprio accanto, in una lunghissima tensostruttura sul fiume Passirio, sono ospitati gli stand enogastronomici. Ritiri il tuo immeritato pass stampa ed una meravigliosa chiave usb a forma di bottiglia, ed entri nella mischia.

Bene, il posto è molto figo, gli espositori sono tantissimi, ma dov’è il valore aggiunto? Non fai in tempo a formularti questa domanda che la risposta arriva sotto forma dei banchetti numero 2 e 3, che trovi proprio all’ingresso della magnifica Kursaal: Ferrari e Berlucchi. Cerchi di farti largo e non credi ai tuoi occhi: in degustazione ci sono, tra gli altri, nientemeno che il Perlè Nero riserva 2010 e il Palazzo Lana extreme riserva 2008. Due vini che in rete si comprano tra i 45 e i 50 euro. Due pazzesche eccellenze della spumantistica italiana, lì a disposizione. Non fai in tempo a riprenderti che noti, en passant, lo Sfursat 5 stelle di Nino Negri, il barolo di Borgogno, il Bricco dell’Uccellone e l’ Ai Suma di Braida, l’amarone riserva di Zyme. Si potrebbe proseguire all’infinito. Ci sono TUTTI, e tutti ci tengono a far bella figura, presentando etichette da infarto. Ed è proprio quello il rischio, rimanerci secco dall’emozione senza potersi nemmeno sbronzare prima. A questo punto la salivazione azzerata, e ti trovi a girellare tra gli stand come un’ape indecisa, prima di fare quello che bisogna fare. Darci dentro. La cosa incredibile è che, spostandosi da una sala all’altra, da un corridoio ad una scala, da una saletta a un ballatoio, c’è qualità a ettolitri. Un livello PAZZESCO, e gli organizzatori sono stati geniali nel riuscire ad amalgamare e distribuire tutte le proposte con grande armonia, dunque è possibile fare un percorso degustativo coerente (più o meno) senza uscire pazzi. Altra genialata è la tensostruttura enogastronomica che, legata al palazzo da un passaggio posteriore, permette di tirare il fiato e assaggiare meraviglie prodotte in tutta Italia. L’organizzazione pare aver calcolato tutto al centesimo, gli addetti sono solerti e gentili, controllano eventuali imbucati illuminando il timbro di ingresso (Invisibile!) con una luce laser.

Una cosa però non la possono prevedere: la ressa. L’unica pecca di questa meravigliosa manifestazione è la folla. Una folla competente, stilosa, appassionata. Ma fottutamente esagerata. E’ chiaro che al sabato tutti sono accorsi, ma in alcuni momenti era impossibile non solo degustare, ma addirittura camminare nei corridoi o nelle sale. Questa cosa purtroppo inficia la possibilità degli appassionati di godersi l’esperienza degustativa a 360°, perchè la ressa spinge forte e il rumore copre anche le spiegazioni degli addetti ai banchi.
Quindi, il consiglio è di vivere la meravigliosa esperienza del MFW in giornate meno ambite.
Chiudo elencando qualche flash:

-Uno strepitoso Joe Bastianich in total black western, barba, occhiali neri e portachitarra a spalla che si presta ai selfie con sguardo assassino

-Un gentilissimo banchista di Braida che mi ha guidato in una degustazione delle tre barbera, raccontandomi un paio di aneddoti sul vecchio e mitico Giacomo Bologna, il pioniere della barrique di Rocchetta Tanaro

-Il giro di Valzer degli Champagne della sala Czerny: Gardet, Joseph Perrier, Gautherot e altri…. come dice il mitico Guido Invernizzi: “L’ha deciso la natura”. Che la Champagne fosse la terra promessa delle bollicine, con tanti saluti per tutti gli altri.

-Il vitigno vesuviano “caprettone”. Mai sentito. Vinificato con metodo classico. Ottima scoperta.

Appuntamento allora al Merano Wine Festival fino al 13 novembre.

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