L’amarone in bocca

Le avventure della nostra viaggiatrice solitaria Roberta, da Bardolino al cuore della Valpolicella

3 giorni di ferie a metà settembre…Ibiza? Grecia? Rimini? Mmmm no…vediamo…perché non in Valpolicella?

GIORNO UNO
Negli ultimi anni, e cioè da quando il mondo del vino è entrato a far parte prepotentemente della mia vita, scindere il piacere di viaggiare dallo scoprire nuove realtà vitivinicole è stato per me praticamente impossibile.
La mia cultura geografica un tempo decisamente scarsa nonostante gli studi umanistici è ora più che mai consolidata; ed ecco che San Francisco diventa un ottimo punto di partenza per esplorare la Napa Valley e l’amica biologa che vive a Oporto un’ottima scusa per visitare le “Quinte”, le aziende vitivinicole nella valle del Douro. Ma queste sono altre storie di altri viaggi che spero potervi raccontare presto.
Complice la bella giornata, parto una tarda mattinata con la mia utilitaria e raggiungo in poco più di un’ora Bardolino, sul lago di Garda, per visitare il Museo del Vino della Cantina Zeni. Trip Advisor lo indica come una tappa irrinunciabile del Veronese, per cui prima di raggiungere la Valpolicella, vera meta del mio viaggio, decido di fermarmi per una visita veloce.
Dall’esterno la struttura è molto bella nella sua semplicità e si divide essenzialmente in due zone: a destra il museo del vino con enoteca adiacente e a sinistra in fondo ad una lunga scalinata la cantina che ospita al suo interno la Galleria Olfattiva, esperienza sensoriale che sicuramente non vorrò perdermi.
Inizio dal museo (entrata gratuita) dove una modesta ma interessante raccolta di oggetti e attrezzi legati alla viticoltura mi attendono ed arrivo presto in enoteca dove delle preparate guide attendono i visitatori per spiegar loro come si svolge la degustazione: per molti prodotti della cantina l’assaggio è completamente gratuito ed erogato liberamente da dei dispenser. Decido che qui sicuramente non troverò qualcosa di speciale e mi dirigo ad effettuare la degustazione a pagamento in cantina.
Una giovanissima ragazza mi spiega all’accoglienza come funziona la Galleria Olfattiva ed entro immediatamente entusiasta per questa nuova esperienza. In una sala buia sono disposte della cassette che racchiudono dei profumi. Il “gioco” consiste nel saper riconoscere i profumi, trascriverli su di una lavagnetta e poi compiere dall’altra parte il percorso a ritroso con le soluzioni.


La galleria olfattiva di Zeni

Tutti i profumi racchiusi compongono il bouquet dei due vini che andrò successivamente a degustare in cantina. Riesco ad azzeccarne qualcuno ma in linea di massima non è stato per nulla facile, ma esco comunque contenta per questa nuova esperienza. La giovane ragazza mi aspetta per farmi visitare la cantina e raccontarmi la storia della famiglia Zeni e della loro lunga tradizione nel mondo del vino. Mi siedo e comincio la mia degustazione che comprende un ottimo amarone della Valpolicella (la famiglia possiede dei vigneti nella Valpolicella Classica), ma rimango colpita da un rosato prodotto con le uve dell’amarone ed affinato in botte, Il rosato veronese: BAM, eccolo il mio vino speciale, compro una bottiglia ed esco.
Navigatore (senza mi perderei pure a Bergamo), direzione Negrar (VR), uno degli otto comuni che compongono la Valpolicella ed arrivo nel tardo pomeriggio alla cantina ed agriturismo F.lli Vogadori, dove tra l’altro ho prenotato una stanza per 2 notti.
Un simpatico e corpulento signore, Emanuele, mi accoglie e dopo avermi consegnato le chiavi della stanza mi porta a visitare l’azienda. In tuta da ginnastica e ciabatte (non che io fossi esattamente in abito da sera), comincia a spiegarmi di come lui e i suoi due fratelli portino avanti la tradizione del nonno che fu il primo della famiglia a produrre l’Amarone. Vedo pile e pile di uva in cassetta riposare per l’appassimento e sbircio in una di queste posta più in basso. “Vedi quest’uva nera dai grappoli così chiari? Questa è la molinara! La rondinella invece si riconosce perché in grappoli sono piccoli e scuri”. E mi appoggia un grappolo sulla mano; mi ritrovo a scrutarlo con interesse pensando che conosco a memoria i nomi di tutte le DOCG italiane ma poi non saprei riconoscere probabilmente un’uva da vino da una da tavola. Va bene, mi dico, ma in fondo sono qui per questo no?


Vogadori

Terminata la spiegazione di come nasce l’Amarone, ( voglio solo ricordare che è uno dei più grandi vini italiani, che le sue uve prima di essere vinificate sono lasciate appassire in cassetta e che è un vino di grande corposità, struttura ed alcolicità) ci dirigiamo nella sala di degustazione.
Un ambiente molto grande con delle belle vetrate panoramiche mi attende; la villa è situata su di una collina e si gode di una vista strepitosa.
In fondo alla sala un bambino (figlio del signor Emanuele) scrive annoiato su dei quaderni poggiando la testa su un gomito; di fronte a lui si apre la vallata con filari e filari di vigneti.
“Tutte le vigne qui intorno sono di nostra proprietà”. Benissimo caro bambino, annoiati pure a fare i compiti, un giorno probabilmente produrrai un grande Amarone! Inevitabile per me pensare alla grande fortuna che forse non immagina nemmeno di avere.
Comincio ad assaggiare i vini, dal Valpolicella Classico, al Ripasso, fino all’Amarone Classico base e Forlago (prodotto solo nelle annate migliori). Tutti mi stupiscono per il grande equilibrio nella loro semplicità ma i due Amaroni mi stupiscono per la freschezza mantenuta nonostante l’età ed il grande equilibrio. Il Forlago senza dubbio un gran vino da meditazione, da dimenticare in cantina per anni e ritrovare solo in occasioni davvero speciali.
Dopo tutto tutte queste portate, impensabile non terminare con un bel dessert: ed ecco comparire il recioto, dolce ma non stucchevole, corposo ma non pesante come solo i vini passiti rossi sanno essere.
Come prima giornata mi accontento, domattina mi aspetta Zyme: non vedo l’ora.

GIORNO DUE
Zyme: la struttura è moderna ed accattivante, una vera opera d’arte.
Entro dall’ingresso principale e mi colpisce l’estrema cura del dettaglio, una parte del pavimento nasconde una piccola collezione di vini “cimelio” coperti dal plexiglass e delle teche in vetro raccolgono giornali, articoli, guide con recensioni della loro gamma di prodotti.


Zyme

La signora alla reception mi accoglie con un sorriso e mi presenta Marco, il sommelier-guida della cantina, che sarà il mio Cicerone in questa avventura. Sono l’unica in visita in quel momento e devo dire ne sono molto felice (so che potrò di certo fare un sacco di domande in più).
Scendiamo con un ascensore e ci ritroviamo in una bellissima cantina: inizia il racconto. L’azienda, in San Pietro in Cariano, è stata costruita su di una cava arenaria che risale al 1400; la ristrutturazione ha voluto si stravolgere ma anche esaltare le caratteristiche naturali di un ambiente così adatto all’affinamento del vino. Marco con la sua spontaneità e parlantina ( mi ci rivedo tantissimo) mi spiega come ogni scelta del giovane e talentuoso architetto non sia stata lasciata al caso: l’ascensore che scendendo al piano inferiore simula la discesa del cavatappi nel tappo della bottiglia; la particolarità della struttura esterna che emula la trama della foglia della vite oppure il corrimano della rampa che porta all’area della vinificazione che altri non è che una potente pompa enologica: davvero stupefacente.
A quanto pare l’amore per la bellezza ed il design è di famiglia perché è proprio una delle figlie del proprietario ed enologo Celestino Gaspari (per gli amanti del gossip ex marito di una delle figlie di Quintarelli), designer residente a Berlino, a disegnare le etichette delle bottiglie dell’azienda che senza dubbio si fanno notare per la loro eleganza, eccentricità ma nel contempo una certa classe.
Approfittando del feeling che si è subito creato con Marco per la grande passione condivisa, inizio l’assaggio dei vini ed inizio anche l’analisi sensoriale. Ne assaggio moltissimi, perché veramente vasta è la loro produzione ma rimango colpita da due vini in particolare: un oseleta in purezza ( vitigno autoctono che spesso viene utilizzato in uvaggio per produrre l’Amarone), rustico e sincero ma al contempo molto equilibrato ed l’Amarone Classico, gusto pieno, deciso ed avvolgente: mi ammalia completamente, talmente tanto che investo ben 70 € per acquistarlo (eh si, mai portarsi il bancomat ad una degustazione).
Sintesi della visita, cantina strepitosa come ne ho viste poche nella vita, assolutamente da vedere, vini interessanti e di qualità ma non per tutte le tasche (tanta bellezza si fa ovviamente pagare).
La sera precendente avevo letto la recensione di un sommelier che consigliava la visita all’azienda FlaTio; trovandosi sempre in San Pietro decido di fare un’improvvisata senza aver prenotato.
L’azienda è abbastanza isolata ma non difficile da trovare, mi addentro per una strada sterrata e parcheggio sotto un piccolo porticato. Mi viene incontro una ragazza più o meno della mia età (finché non arrivo ai 40 mi faccio chiamare ragazza ok?) che mi sorride un po’ stupita. “ Mi dica!” “ Salve, non ho prenotato ma vorrei visitare l’azienda e possibilmente assaggiare i vostri vini”, “ ma certo, risponde cordiale, solo sarebbe stato meglio passare dall’ingresso principale invece che dalle vigne”. Arrossisco un po’ ( mi capita raramente) conscia della figuraccia, e spiegandomi ora il perché di quella strada dissestata manco stessi facendo un rally..
“Mi scusi tanto, non ho visto il cartello!” Si figuri, ci mancherebbe, venga pure!”. Lei si chiama Daniela, è la sorella di Flavio, il titolare, e lavora anche lei in azienda. Dopo un piccolo tour in cantina comincia a illustarmi la produzione dei loro vini, e mi racconta di come il fratello enologo Flavio ne abbia preso da qualche anno la direzione: il nome FlaTio è infatti il risultato dell’unione del suo nome con il soprannome Matio dato in zona alla loro famiglia, la famiglia Fraccaroli.
Daniela con cortesia e semplicità mi confida come solo da qualche anno collabori con l’azienda di famiglia, non avendo prima mai avuto il desiderio di entrare in questo business. Cosa ho pensato in questo momento l’avrete già capito tutti, è proprio vero che desideriamo spesso una vita diversa da quella che il destino ha già messo sul nostro cammino.
L’assaggio dei vini viene fatto in un ambiente accogliente e rustico, che mi ricorda molto la vecchia cascina dei miei nonni nel padovano ( ho origini venete dalla parte di mio padre); assaggio prima il Valpolicella, poi il Ripasso ed infine l’Amarone; penso che i loro vini siano finora la sorpresa più bella: l’Amarone è equilibrato, fine, avvolgente ma non colpisce per la sua irruenza, certamente giovane ma di un potenziale ottimo. La vera sorpresa sono però i prezzi, del tutto onesti ed abbordabilissimi. Compro diverse bottiglie e mi allontano ringraziando e promettendo di fare della buona pubblicità.
Riparto felice delle scelte fatte, felice per le persone incontrate e la grande disponibilità trovata; intrisa di questa fiducia e positività deciso di tentare l’ultima mossa della giornata, la più audace: andare a visitare la cantina di Quintarelli senza aver prenotato.


FlaTio
Scopro che la cantina si trova vicino al mio alloggio, a Negrar, ma nella collina adiacente. Nel frattempo comincia a piovere e comincia a farsi sera perciò accelero un po’, imbocco il viale di questa bellissima villa, anch’essa con vista mozzafiato sulla vallata. Parcheggio e busso.
Mi apre un signore che si presenta come il genero del Sig. Giuseppe Quintarelli, ormai morto da qualche anno (l’azienda è ora guidata solo da una delle figlie). Mi dice subito che non avendo prenotato non può farmi vedere la cantina né farmi fare la degustazione; cerco di implorarlo un po’ spiegando che sono di Bergamo ed ho fatto tanta strada ma è irremovibile: mi mette in mano un biglietto da visita invitandomi a chiamare per un’altra volta e mi indica una bella terrazza: “ Però può fare le foto dall’esterno se vuole” , “Ah grazie, le farò sicuramente”. Ma piove, ed è quasi buio, e sono sola. Meglio tornare da Vogadori, con po’ di amaro, anzi Amarone in bocca. FlaTio – Quintarelli: 1 a 0.

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