LA PACCIADA: Mangiarebere in pianura padana

Mai capitato prima d’ora che le pagine di un libro sprigionassero vapori e odori. Che fossero unte di grasso, quello buono di una volta. E che avessero il gusto marcato e autentico della civiltà dei lombardi, e dei padani. Intesi come abitanti della pianura eh. La Pacciada: parole di Gianni Brera e musica di Luigi Veronelli. Mogol-Battisti, levatevi proprio. “In Lombardia e zone limitrofe si mangia male e si beve peggio” recita la vulgata popolare: ma non ditelo al Gioann se non volete sentir staffilare un PIRLA! tra capo e collo. Brera in questo libro mette il meglio del suo repertorio extra-sportivo: mescola alto e basso, storia e leggenda, cesella icone per poi scheggiarle con la mazza ferrata della sua cultura sterminata, ma anche dei suoi pregiudizi atavici. L’uomo nasce nel territorio dei Liguri Levi, dove l’Olona confluisce nel Po: San Zenone. Lì attorno si svolge l’educazione sentimentale e gastronomica di Brera: i racconti sulla pesca dello storione, su come si accomodano le rane per poterle sposare con il guazzetto, sulle balere dell’altra riva dove le ragazze sono “più brune e toste” sono l’ossatura del libro. Suo idolo personale è Don Benigno, signorotto del luogo e “mangiatore prodigioso: arrosti di codino sui tre-quattro chili, interi cappelli da prete: se le salse sono buone, li finisce con signorile compunzione”.
Imperdibile poi la tirata finale dedicata al vino: 7 pagine dense e frizzanti come un Barbacarlo che rappresentano un manualetto di abbinamento vino-cibo ante litteram: da mandare a memoria per le future generazioni di Sommelier.
La seconda metà del libro riguarda tutte le ricette tipiche a cura dell’inventore della gastronomia e della sommellerie: quel Luigi Veronelli mai abbastanza glorificato.
La Pacciada è una pietra miliare per chiunque ami mangiarebere, ma pure per tutti gli altri: buon appetito e prosit, Gioànn e Luisìn. E grazie di tutto.

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