Intervista ad Alex Berriolo di Berry and Berry

Viticoltura eroica, fantasmi e vitigni autoctoni. Questo e molto altro nel mondo di Alex Berriolo, giovane produttore ligure.

Mi fai un riepilogo della vostra storia di viticoltori?

La mia famiglia ha sempre coltivato i vigneti di famiglia a Balestrino, a scopo di autoproduzione familiare.
Nel 2003 al mio paese è stato organizzato un concorso amatoriale di vini, “IL RE BACCO”, ed io e mio papà con il nostro Pigato della vigna Nicuni ci siamo classificati secondi. Ho ancora una piccola targa in cantina.
Dal 2004 ho iniziato a fare la vendemmia in una cooperativa ad Ortovero come aiuto cantiniere, poi appena laureato mi hanno assunto come cantiniere e aiuto enologo.
Lì ho iniziato a maturare l’idea di avere una mia azienda e miei vini. Purtroppo la mia cantina di Balestrino era piccola e non riuscivo a fare i lavori al meglio.
Nella tarda primavera del 2010 è arrivata la chiamata di Massimo Lupi, patron dell’azienda Lupi di Pieve di Teco, azienda storica e tra le prime a portare il Pigato al di fuori dell’Italia.

Nella contrattazione abbiamo inserito anche la possibilità di poter utilizzare parte della sua cantina e della sua tecnologia per la mia cantina, e di li è nata la nostra collaborazione che nel 2017 ha compiuto 7 anni.
Nel periodo tra il passaggio da una cantina all’altra ho passato tutto agosto 2010 a chiudere le pratiche burocratiche per aprire finalmente la mia cantina: La BERRY AND BERRY.

Nel 2010 la prima vendemmia, con imbottigliamento presso la cantina Lupi della prima annata di Baitinin e Lappazzucche.
Nella primavera 2012 è uscita la prima annata di Poggi del Santo, il 2010, e
nella primavera 2014 è uscita la prima annata di Campolou, il 2013

Durante una delle nostre “discussioni” mio padre mi ha rimproverato di fare solo bottiglie selezionate, da vitigni particolari, “vini etichettati” , vini da grandi occasioni insomma, ma a lui manca fare il vino di una volta, quello da bere tutti i giorni, da uvaggi diversi ogni anno.. un bel rosè carico!!! “Ma tu cosa vuoi capire di nostralino!!!” mi disse.
Da qui l’idea di fare il Ciagrì; rosato da uvaggio variabile nelle annate come la ricetta del nostralino imponeva nei paesi dell’entroterra.
Il progetto nasce per soddisfare le esigenze familiari e di clienti privati storici. Poi siccome la mia idea è di renderlo un vino a prezzo super accessibile decido di confezionarlo solo in bag in box. A quel punto qualche ristorante che ci vede lungo inizia a proporlo come nostralino di Balestrino, Quello di una volta, servito nel classico bicchiere da nostralino: Duralex provence Tumbler. Talmente semplice che siamo passati da 4/5 ettolitri iniziali ai 25 di produzione del 2017!!
E’ un vino semplice, ignorante, genuino e rappresenta la base enologica dalla quale siamo partiti.


Un grappolo di Barbarùssa

Quali sono le motivazioni della scelta di lavorare al di fuori di denominazioni e indicazioni geografiche?

Perchè la mia piccola produzione ha prezzi alti; per tutelarli stiamo costruendo un nostro mercato di nicchia che non prevede denominazioni.
Spesso quando sono al ristorante sento i clienti dire:”mi porti un Pigato”.
A quel punto purtroppo ci sono ristoratori che hanno la sensibilità di spiegare la differenza tra i Pigati dei diversi produttori e altri che semplicemente comprano il Pigato che costa meno perchè “tanto l’80% dei clienti non ci capisce nulla”.
Quando invece sento “Mi porti un Baitinin” o “Mi porti il bianco del Cane” a quel punto quel cliente è mio…
Scelta difficile all’inizio, ma sono convinto che con i miei numeri attuali sia l’unico modo.

Due anni fa ho fatto una vendemmia a Riomaggiore e ho capito il significato del termine “Viticoltura eroica”: Una fatica bestiale! E’ così anche per voi? 

Noi abbiamo circa due ettari suddivisi in 18 appezzamenti, divisi nelle province di Savona e Imperia. Solo 5000 mq sono lavorabili con il trattore, il resto tutto a mano.
Ti basta?

Quest’anno è stato eccezionalmente secco e caldo, come ha influenzato l’annata?

Avendo vigneti sparsi ovunque abbiamo una grande differenza di terreni.
Abbiamo faticato con il Sangiovese dovendo irrigare di soccorso per la siccità.
A Balestrino abbiamo vendemmiato quasi un mese prima rispetto al 2010.
A fine vendemmia registriamo un 20% in meno sui bianchi e
10% in più sui rossi, ma solo perchè sono entrati in azienda 1500 mq in piu di vigneti a bacca rossa.

Vuoi spiegare le caratteristiche del vitigno “Barbarùssa”?

Si tratta di un vitigno Ligure decantato dal Gallesio in “Pomona Italiana” durante un suo viaggio nel Finalese. (Pomona Italiana è la più importante opera iconografica sugli alberi fruttiferi, scritta da Giorgio Gallesio nella prima metà dell’800. Ndr).
Una passione trasmessa da mio padre che ne faceva sempre una damigiana o due; le classiche bottiglie che si bevevano a Natale e nelle grandi occasioni.
E’ un vitigno a bacca rosata che ha una maturazione abbastanza tardiva; secondo gli esperti ne esistono quattro tipi in Liguria dai nomi diversi a seconda della zona.
Stiamo lavorando con la Regione per poterlo inserire tra i vitigni autorizzati; purtroppo attualmente è escluso per dei cavilli burocratici che stiamo cercando di risolvere.
Lo ritengo un piccolo pezzo di cultura vitivinicola ligure. Perchè perderlo?

Com’è andata “caccia al fantasma”?. Quest’anno secondo te si deciderà a farsi una bevuta di pigato alla tua salute?

Il fantasma sarà incazzato nero visto che a causa del mio incidente quest’anno la posa non è stata fatta!! Appena posso gli porterò nel castello una bottiglia di Vodka per passare il freddo inverno Balestrinese ;-).
Il Campulou 2016 sta riposando in cantina Lupi. Magari scopriamo un fantasma anche li!!!
(Alex si riferisce alla caccia al fantasma che organizza ogni anno la notte di Halloween).

Sono un fan dei vini liguri ma ho l’impressione che non siano valorizzati al meglio, o meglio, che in generale siano considerati vini di nicchia. Sei d’accordo? Da cosa dipende secondo te? 

Purtroppo siamo una realtà molto piccola, fatta di pochi ettolitri e di una miriade di piccole aziende. Attualmente solo Bosoni supera un milione di bottiglie prodotte.
Tutte piccole realtà e tante teste. Teste LIGURI, quindi cocciute!!!
Siamo Liguri chiusi, difendiamo con gelosia la nostra terra, non vediamo di buon occhio i curiosi e facciamo fatica a comunicare.
Ci sono associazioni che stanno ottenendo buoni risultati a livello comunicativo: l’enoteca regionale della Liguria, l’associazione Vite in Riviera di Ortovero, associazione Vigne Vegge a Dolceacqua.
Purtroppo però siamo ancora distanti dal farci notare, abbiamo un nostro “simile”: La Valle d’Aosta che è più piccola di noi ma sta facendo un gran lavoro di comunicazione da cui forse abbiamo da imparare….

Fotografie tratte dal sito ufficiale www.berryandberry.it

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