Intervista a Sofia Ponzini Bosco di Tenute Bosco

Vivere in Sicilia e fare di mestiere il produttore di vino sull’Etna, il vulcano per eccellenza o meglio “la montagna” come lo chiamano i siciliani. Praticamente il mestiere più bello del mondo, o giù di lì.

Per capire se è davvero così oggi intervistiamo Sofia Ponzini, che con il marito Concetto Bosco guida l’azienda situata tra Solicchiata e Passopisciaro, a 700 mt di altezza sul versante nord del vulcano. Circa dieci ettari di tenuta di cui quattro con piante di nerello mascalese e cappuccio piantate, udite udite, a piede franco in epoca prefillossera. L’azienda commercializza due Etna Rosso Doc, un Etna Bianco e un Etna Rosato. Punta di diamante il Vigna Vico Etna rosso DOC, blend di nerello mascalese e nerello cappuccio ottenuto da vigne allevate ad alberello e piede franco.

La parola a Sofia:

Le foto della tenuta sono mozzafiato, immagino che dal vivo l’effetto sia ancora migliore. Che effetto fa vivere e lavorare in un contesto così?

L’effetto è forte e sempre nuovo, sembra che tra queste piante il tempo si sia fermato. Staticità dinamica potremmo dire. Quando sei a vigna Vico, in contrada S.Spirito, immagini in tempo reale quello che le stagioni, il vulcano e le mani dell’uomo hanno lasciato su queste piante centenarie e viceversa. Pensare a quello che queste viti a loro volta hanno trasmesso e che ci continuano a dare è davvero emozionante. Lavorare sull’Etna immersi nella natura è senz’altro un privilegio.

Il fascino del vulcano permea tutti i vini etnei: ma a questo proposito quali sono gli aspetti negativi che combattete e positivi che invece dovete valorizzare?

L’aspetto positivo, ovvero quello di mantenere inalterata questa magnificenza, passa attraverso la consapevolezza del poco rispetto che purtroppo, in alcuni casi, abbiamo in Sicilia di questi luoghi. Per non andare lontano, basta ricordare gli incendi che la scorsa estate hanno colpito il nostro territorio. Noi facciamo il possibile per valorizzare e mantenere inalterata la bellezza e la biodiversità intorno a noi.

Le vigne Vico sono state impiantate addirittura nel 19esimo secolo, in epoca prefillossera. Come vi ponete di fronte a questo miracolo? Come vi preoccupate di tenerle in buona salute? Immagino vi siate affezionati come ad uno di famiglia….

Ci poniamo con rispetto quasi sacrale. A Vigna Vico ci sono piante centenarie che stanno in vita per sottili legami di causa ed effetto. In realtà tutti gli interventi sono minimi e delicati. Anche un cambio repentino in una dose di concime, ad esempio, può essere deleterio. Devi dare sempre solo ciò che la pianta chiede. Capisci bene cosa le serve, un po’ come con i figli, non puoi stabilire a priori cosa darle, ma lo senti, ti accorgi di ciò che le serve e lo fai con estrema dedizione e rispetto, nient’altro.

I vigneti sono nel versante nord della “montagna”. Quali sono le difficoltà e gli accorgimenti per poter far maturare correttamente le uve in queste condizioni?

L’esposizione a Nord solitamente genera alcune difficoltà nei contesti vitivinicoli. Invece l’Etna, insieme alla vicinanza dei monti Nebrodi e Peloritani, da’ origine ad un’area climatica dalla piovosità ed insolazione ottimali per la maturazione delle uve, in particolare quelle a bacca rossa. La gestione del ‘verde’ cioè della vegetazione stagionale, deve essere comunque oculata. L’obbiettivo è raggiungere un equilibrio tra vegetazione e produzione per consentire una maturazione regolare e completa. Potatura verde bene eseguita, con defogliazioni precoci mirate e non drastiche che vanno in questa direzione.

Nerello mascalese e nerello cappuccio: quali sono le caratteristiche peculiari di questi due vini, e in particolare come si esprimono nei vostri vini?

Il nerello mascalese rappresenta la quasi totalità dei nostri uvaggi, potrebbe essere paragonato alla spina dorsale di un vino, dona grande acidità, complessità, eleganza ed un’austerità fuori dal comune. Nelle vigne vecchie tutto ciò si evidenzia in un grandissimo equilibrio e personalità.

Ad “Italia in rosa” sono rimasto colpito dal vostro Piano dei Daini rosato, a base nerello mascalese. Siete soddisfatti di come è stato accolto dal mercato?

Per noi la prima esperienza ad Italia in Rosa, il vino è stato apprezzatissimo per personalità e stile. Un grande carattere che gli viene dalle piante più vigorose del vigneto, sopravvissute alla fillossera, credo che solo questo aspetto parli da sè! Il mercato col tempo sta rivolgendo sempre di più attenzione ai vini autoctoni di qualità.

Come giudicate lo stato di salute del movimento vinicolo siciliano?

In questo momento il vino siciliano sta vivendo una grande stagione per alcune produzioni come l’Etna, il Cerasuolo di Vittoria e il mitico Passito di Pantelleria. Crediamo che sia un trend positivo e sicuramente stimolante per le belle realtà dell’Isola.

Progetti per il futuro?

Progetti futuri.. senza dubbio completare la parte esterna della nostra cantina che si trova in contrada Piano dei Daini a Solicchiata e poi chissà. Il vino comunque prima di tutto!

Foto dal sito tenutebosco.com

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