Caminella, uno sguardo al vino bergamasco del futuro

Caminella è una realtà importante della viticoltura bergamasca ed è incastonata tra le colline di Cenate Sotto, proprio all’inizio della Val Cavallina.
La struttura è diretta da Simonetta Ferrario e si avvale della collaborazione dei due cantinieri, Francesco Nembrini e Davide Trionfini, dell’enologo Emiliano Rossi, dell’agronomo Giacomo Groppetti e di Diego Quaggio, “l’anello di congiunzione tra cantina e vendite”, come si definisce lui.

Proprio con Diego abbiamo fatto una chiacchierata per capire meglio la realtà di Caminella, e come si pone nei confronti delle sfide che attendono i produttori nei prossimi anni.

Diego, raccontaci la storia di questa azienda agricola.

L’azienda, originariamente di proprietà di Monzio Compagnoni, è stata rilevata nel 1994 dalla famiglia Bosatelli, che ha creduto e fortemente investito fin da subito nel progetto. Il nome deriva da questa zona, denominata “Aminella”, che fusa con il bergamasco “Cà” diventa Caminella. Attualmente la tenuta si sviluppa su di una superfice di 13 ha situati a 320-350 mt, parte di proprietà e parte in affitto, e produce circa 70mila bottiglie l’anno.

Quando Roberta mi ha parlato di voi, non ti nascondo che l’interesse si è acceso perchè voi producete pinot nero in purezza, cosa rarissima in questa zona.

Si, il nostro “luna nera” è 100% pinot nero. E’ un’uva particolare, che necessita di annate favorevoli e cure particolari. Se l’annata è capricciosa, come le 2012 e 2014, non usciamo sul mercato. E’ un vino per appassionati e ne produciamo poco più di 2000 bottiglie l’anno, una piccola percentuale della nostra produzione totale.

E il luna rossa invece?

E’ il nostro prodotto di punta. Taglio bordolese (50% merlot e 45% cabernet sauvignon) con aggiunta di un 5% di pinot nero. Ne siamo orgogliosi perchè è il portabandiera della nostra azienda e sarà sempre fondamentale per noi. La svolta qualitativa è stata nel 2003 quando, per primi nella bergamasca, abbiamo introdotto l’appassimento delle uve per 30/40 giorni, ottenendo un prodotto di struttura e grado alcolico importante. La propensione all’invecchiamento è merito dei 16/18 mesi in cui il vino si affina in barrique e tonneaux.

Cosa manca alla viticoltura bergamasca per fare il salto di qualità definitivo?

Credo che sia necessario considerare che siamo una realtà di nicchia: i produttori sono tutti piuttosto piccoli ed è chiaro che è difficile fare numeri importanti e sfondare sul mercato. Dobbiamo puntare sulla qualità ed essere meno egoisti per cercare di fare fronte comune. Noi abbiamo fatto un passo importante aderendo all’associazione “Sette terre” assieme ad altri sei produttori della zona. Siamo tutti spinti da uno spirito di aggregazione e collaborazione e l’intento è di rappresentare al meglio le qualità del territorio e dei nostri prodotti.

Non credi sarebbe il caso di concentrarsi su di un vitigno tipico o creare un marchio riconoscibile ovunque?

E’ molto difficile. Il problema è che in queste zone crescono molto bene i classici bordolesi Merlot, Cabernet e Chardonnay. C’è il Franconia che è interessante e secondo me poco sfruttato e poi il merera che è un vitigno autoctono bergamasco al 100% e so che qualcuno sta facendo degli esperimenti con risultati molto validi. Secondo me la qualità dei prodotti e gli investimenti dei produttori daranno dei frutti molto importanti a medio-lungo termine. Tra 15-20 anni sono sicuro che la riconoscibilità di questa terra sarà molto più immediata. Il fatto è che nel mondo del vino i cambiamenti necessitano di tempo e pazienza. E comunque c’è parecchia carne al fuoco, e tanti produttori stanno portando avanti esperimenti molto interessanti…

Puoi fare un esempio?

Tanto per stare in queste zone, Alessandro Sala di Nove Lune sta per presentare i suoi vini ottenuti da vitigni resistenti. Si tratta di incroci tra varietà di vitis vinifera e altre varietà di vitis per ottenere piante resistenti a funghi, muffe e parassiti e che non necessitano di trattamenti. Affina i vini anche in anfora e recentemente ha piantato alcuni esemplari di vitigno solaris a Pizzino, oltre i 1000 metri di altezza ed uno dei più alti d’Italia.

Per quanto riguarda Caminella invece quali sono i progetti in cantiere?

Molti. Intanto gli obbiettivi che ci siamo posti a breve riguardano la stabilizzazione della produzione a non più di 100 mila bottiglie anno per preservare la qualità, di acquistare la totalità dei terreni vitati per poterli gestire in autonomia al 100% e poi diversificare la produzione, ma a questo proposito non posso darvi anticipazioni ma vi assicuro che ci saranno delle belle sorprese!

VINI DEGUSTATI

 

 

VERDE LUNA 2016
Incrocio manzoni 100% (Incrocio tra riesling e pinot bianco)
4500 piante/ha a 320 mt slm
Terreno:Sass de Luna (calcareo-marnoso)
Affinamento: 6 mesi in botte d’acciaio
9000 bottiglie prodotte
Frutta tropicale al naso, piacevole freschezza in bocca

 

 

 

 

 

 

LUNA NERA 2013
Pinot nero 100%
4500 piante/ha a 350 mt slm
Terreno:Sass de Luna (calcareo-marnoso)
Affinamento: 16-18 mesi in barrique e tonneaux e 12 mesi in bottiglia
2800 bottiglie prodotte
Ciliegie amarene al naso, speziatura al sorso.

 

 


 

 
LUNA ROSSA 2014
Merlot 50%, cabernet sauvignon 45%, pinot nero 5%
4500 piante/ha a 340-355 mt slm
Terreno:Sass de Luna (calcareo-marnoso)
Affinamento: 16-18 mesi in barrique di rovere francese e 6 mesi in bottiglia
16000 bottiglie prodotte
Grande equilibrio al naso e in bocca

www.caminella.it

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